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BREVI CENNI SULLA VITA DI G. B. ASSAROTTI



G. B. Assarotti nacque a Genova il 21.03.1791 figlio del notaro Antonio e Anna Botti nonché nipote del Padre Ottavio Assarotti (nato a Genova il 25.10.1753 – 1829). Giovanni Battista, soprannominato Baciccia dai famigliari, aveva due fratelli: - Alberto (? – 1874) coniugato - Giuseppe (?- ?) coniugato e una sorella: - Angela (1801 – 1861) nubile Zio di Antonio fu Giuseppe (? - 1904) e Anna fu Giuseppe e pro zio di Filippo Merello e Teresa Merello. Nel 1826, all’età di 35 anni, Assarotti rivestiva la carica di verificatore presso l’Ufficio del marchio della Regia Zecca di Cuneo. Fu impiegato nell’Ufficio del marchio prima a Nizza (1831 e 1832) poi dal 1833 al 1837 ad Alessandria. Nel 1838 Assarotti si trasferì a Torino perché incaricato presso i regi uffici della Zecca in quella città. Assarotti, devoto a N. S. dell’’Orto, abitò a Torino fino al 1848 e durante gli anni della sua residenza nella città piemontese volle omaggiare prima la Parrocchia di N. S. degli Angeli e poi la Chiesa di San Francesco da Paola delle effigi di N. S. dell’Orto. Successivamente nel 1849 ritornò a Genova dove assunse la carica di Regio Commissario della Zecca genovese, inoltre faceva parte, in qualità di membro dell’amministrazione, dell’Istituto del sistema monetario ed ordinamento dello zecche. Nel 1862, all’età di 71 anni, dopo numerose istanze, Assarotti andò in pensione dalla carica di Direttore della Regia Zecca di Genova. Il suo cognome fu rappresentato da uno stemma gentilizio raffigurante un albero di quercia al piede di pecora e al di sopra una stella entro uno scudo contornato da ghirlanda di foglie di alloro, sormontato da una corona chericale. G. B. Assarotti partecipò all’attività sociale di Chiavari, infatti, periodicamente la Società Economica di Chiavari si preoccupava di invitarlo alle adunanze, così come non ometteva di elargire beneficenza all’Asilo infantile di Chiavari. G. B. Assarotti fu Ufficiale dell’Ordine Mauriziano, fedele dell’Ordine di Calasanzio, per questo motivo dispose, nel suo testamento, che il primo Direttore dell’Istituto appartenesse a questo ordine. Durante la sua permanenza a Chiavari, l’Assarotti intratteneva una corrispondenza epistolare, quasi giornaliera (periodo 1872 – 1874), con suo nipote Antonio (figlio di Alberto Assarotti e Caterina Mellini) e il pronipote Filippo Merello (figlio di Anna Assarotti e ? Merello) per l’amministrazione dei beni in Genova. Mentre quando risiedeva a Genova, veniva informato sugli affari di Chiavari da Antonio Raggio. Parte dei beni stabili e rustici di proprietà dell’ Avvocato Giuseppe Bontà fu Sebastiano e di Margherita Mazzino(1765- 1852), vedovo di Francesca Gallo, già cavaliere dell’’Ordine Pontificio dell’Aurata Milizia e dell’Ordine Reale dei Santi Maurizio e Lazzaro, devoto a N. S. dell’Orto, Professore emerito nelle Regia Università di Genova e Membro Onorario della Regia Deputazione degli Studi di Genova, pervennero all’Assarotti in forza del testamento e di una successiva sentenza di primo grado e di una di appello Per capire i passaggi di come portarono G. B. Assarotti all’ottenimento dell’eredità Bontà occorre esaminare le carte “atti relativi alla causa di successione all’eredità del fu Cav. Prof. Giuseppe Bontà” stimata in circa lire 200.000 dell’epoca: il testatore aveva determinato di “lasciare per ogni tempo un fondo inalienabile e fruttifero per alimentare in perpetuo co’ suoi redditi le pie istituzioni contenute in questo testamento, fra le quali primeggia il tempio ed il culto del Miracoloso Santuario della Madonna dell’Orto”. La volontà del Bontà era prima quella di lasciare tutti i suoi beni stabili e rustici al Santuario della Madonna dell’Orto di Chiavari, di cui era devotissimo ed aveva intravvisto in G.B. Assarotti l’erede e l’esecutore testamentario “più proprio, ed idoneo, e più illibato, antico conoscente ed amico del fu mio caro genitore, ed a cui mio padre, io, ed i miei fratelli abbiamo antiche obbligazioni …”, aggiungendo “non volendo io morire intestato in alcuna, benché menoma parte, lascio al mio caro erede, tutto ciò di cui avessi disposto nullamente, tutto ciò ancora, che potesse diventare caduco …”. Sulle orme dello zio, considerato come “apostolo dei sordomuti” e precursore dell’insegnamento nonché fondatore dell’Istituto Nazionale per Sordomuti di Genova (1801), e seguendo l’esempio filantropico del Bontà, Giovanni Battista Assarotti volle destinare tutti i suoi beni mobili ed immobili, depurati di eventuali debiti, per la fondazione di un istituto rivolto alla educazione e scolarizzazione di piccoli sordomuti. Nelle sue ultime volontà il Cavalier G. B. Assarotti scrisse: “la sottoprefettura del circondario di Chiavari manca di un mezzo qualunque di istruzione per i poveri sordo muti i quali perciò rimangono nella condizione di animali bruti, che di esseri ragionevoli e volendo per quanto me lo concedono le forze del mio patrimonio provvedere a questi infelici, intendo e voglio che tutto quanto il mio reddito della mia eredità venga impiegato nella formazione e mantenimento di un Istituto per l’educazione e l’istruzione dei sordo muti dell’uno e dell’altro sesso.” A tal fine veniva destinata la casa di Chiavari in Via Fieschi 10 in Capoborgo (oggi via Vittorio Veneto angolo via Grimaldi) unita ad altra casa in via Entella a scopo di ricovero e scuola dove vennero accolti inizialmente 8 bambini sordomuti non in grado di pagare la retta. Successivamente l’Amministrazione stabilirà l’ammontare della tariffa per l’ammissione di sordomuti a pensione. Il Cavaliere dispose, ancora, che il sopravanzo del suo reddito venisse destinato al mantenimento di altri sordomuti, indicando: i maschi dovranno imparare un mestiere presso un artigiano locale, mentre alle femmine saranno impartite lezioni per l’apprendimento di lavori femminili e domestici. Nel dare disposizioni per la costituzione dell’istituto, Assarotti non ha dimenticato di indicare le figure che dovevano comporre il Consiglio di Amministrazione: Presidente del Tribunale o in sue veci il Pretore, il Procuratore del Re, il Sindaco della città e alcuni signori illustri della città tra cui il Marchese Marana, il Cav. Domenico Questa, il Marchese Doria, nonché i soggetti dediti alla educazione ed istruzione dei piccoli fanciulli indicando, tra le righe, anche i compiti che questi avrebbero dovuto assolvere. Poiché il Cav. Assarotti aveva numerose proprietà anche nel comune di Genova, la mobilia, i quadri e le suppellettili ivi contenuti dovevano essere trasportati nella casa di Chiavari oppure adattati, cambiati o venduti e il ricavato destinato alla costituzione dell’istituto, per alcuni quadri non aveva omesso di indicare nel suo testamento in quale stanza collocarli. I busti raffiguranti lo zio padre Ottavio Assarotti (Genova 1753 – 1829), il professor Cavaliere avvocato Giuseppe Bontà (cavaliere dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, professore emerito di gius canonico, presidente della società economica di Chiavari), il Cav. Avvocato Giovanni Battista Bontà , tutti ottimi amici dell’Assarotti e benefattori, oggi nell’atrio principale della sede della fondazione in Viale Enrico Millo 4, vennero commissionati dall’Assarotti allo scultore Giovanni Battista Cevasco (importante scultore filo risorgimentale, Genova 1814 - 1891), furono sistemati nella sala della scuola pubblica al secondo appartamento posto a nord della casa di via Fieschi 10, come disposto dall’articolo 25. Dalla lettura del testamento emerge che, il Cav. Giobatta Assarotti abbia voluto dettare minuziosamente in ogni singolo articolo tutte le mosse per la creazione dell’istituto, senza lasciare nulla al caso persino la collocazione di quadri ad olio o ricamati dalla sorella Angela (Genova 1801 – 1861) prematuramente scomparsa alla quale G.B. Assarotti dedica: “per verità non mi sarei mai creduto di dovere a Lei sopravvivere, ed era per me un dolce pensiero il figurarmi assistito da Lei nella mia malattia quando riesce in tanta consolazione il vedersi apprezzo una persona che si cura e che è degna di tutta la nostra affezione, come lo era la mia buona sorella la quale essendo quasi sempre convissuta con me, sempre mi diede prova di affetto e mi fu di conforto a tollerare i mali da cui non è mai disgiunta questa povera nostra vita.” Giovanni Battista Assarotti morì celibe a Genova all’età di 83 anni l’8.03.1875 nell’abitazione di sua proprietà sita nel Sestriere Molo in Piazza Ferretto n. 2 piano II, a causa di polmonite. La salma di G. B. è sepolta nel cimitero di Staglieno (cippo della lesena del porticato inferiore 364) insieme alle spoglie della sorella Anna e del pro nipote Paolo Filippo De Carli e della di lui moglie. La scultura posta a decorazione della tomba ”Assarotti” venne commissionata dall’Assarotti stesso allo scultore Varni (1807 – 1885), in marmo bianco raffigurante l’altorilievo su zoccolo con l’epitaffio, raffigura una donna scolpita di profilo con tunica e mantello “alla greca”, che le copre in parte il capo. E’ seduta su uno scanno nascosto dalle pieghe dell’abito nell’atto di versare alcune gocce d’olio da un vaso sulla piccola fiamma di un candelabro. La scritta PIETAS qualifica la donna come una raffigurazione simbolica della pietà, anche se gli attributi iconografici sono quelli della prudenza.


Ricerca condotta dalla segreteria della Fondazione Istituto Assarotti per Sordomuti.

lesena in marmo bianco