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TESTAMENTO


 

 Testamento del Fu Cavaliere Gio Battista Assarotti
(Stato presentato al Notaro Giovanni Ageno alla residenza di Genova)




Nel nome della Santissima Trinità Padre Figliolo e Spirito Santo.
Io Gio Batta Assarotti del fu Notaro Antonio, col presente mio testamento da me scritto datato e firmato, revoco ed annullo ogni altro testamento contrario e dispongo come segue:




Sono mutate circostanze nelle quali io avevo fatto altro testamento in cui figurava principalmente la mia cara sorella Angela che piacque alla Divina Provvidenza,chiamare a sé per darLe, come credo il premio delle Sue Virtù.


Per verità non mi sarei mai creduto di dovere a Lei sopravvivere, ed era per me una dolce pensiero il figurarmi di essere assistito da Lei nella ultima mia malattia quando riesce i tanta consolazione il vedersi appresso una persona che si cura e che è degna di tutta la nostra affezione, come lo era la mia buona sorella la quale essendo quasi sempre convissuta con me, sempre mi diede prova di affetto e mi fu di conforto a tollerare i mali da cui non è mai disgiunta questa povera nostra vita.

Ma da che piacque diversamente a Chi tutto può, e in tutto dispone pel il meglio, a me non resta che di piegare il capo e accettare i Suoi voleri.

Era per me un debito ed anche mia soddisfazione di rendere in questo mio estremo e grave atto una tale testimonianza alla Sua cara memoria o avendo come amenavo vissuto con essa, desidero non essere disgiunto in morte epperciò voglio essere sepolto nello stesso deposito al Cimitero di Staglieno dove essa là fu avendolo comprato fin da allora adottata a questa mia disposizione.




Dichiaro che l’eredità in me pervenuta dal cavaliere Professore Avvocato Giuseppe Bontà ora, ed è il tutto libera mia pertinenza e non conteneva fiducia alcuna sebbene vi fosse un tempo sostenere il contrario.

Nel mille ottocento cinquanta quattro fu agitata perciò una lite ed i magistrati hanno fatto giusto giudizio di una tale pretesa quindi ne dispongo liberamente non tanto perché così già è stato deciso ma perché tale è la verità.




Ma perchè questa eredità non mi pervenne dalla mia famiglia così non credo far torto ai pochi miei parenti se non la destino a loro vantaggio e non dubito che essi saranno soddisfatti di quanto vado a disporre per essi degli altri pochi miei averi particolari.




Al mio nipote Avvocato Antonio Assarotti lascio a titolo di legato l’annua pensione vitalizia di lire italiane cinque cento pagabili a semestri anticipati.

Alla sua sorella Anna lego lire settecento all’anno sua vita naturale durante, cioè lire duecento di più che al di lui fratello per essere figlioccia della fu mia cara sorella e perché se ne ricordi.



Lego al suddetto mio nipote Avvocato Antonio Assarotti il mio orologio d’oro a ripetizione di Amalerich colla catena a chiavetta e suggello con stemma d’oro, il mio sigillo con cori brillanti e la mi medaglia con catenella d’oro rappresentante effigia di N.S. dell’Orto.

Lego a sua sorella Anna tutta la robba di seta e di lana che apparteneva alla mia cara sorella per farne quell’uso che essa meglio crederà.

Lego al mio pronipote Filippo Merello per una volta lire mille italiane ed altro orologio a ripetizione con catena a chiavetta e sugello tutto d’oro, che si distingue dall’altro già legato a mio nipote Antonio per essere più piccolo tanto l’orologio che il rimanente.

Lego allo stesso pronipote tre bottoni da camicia fra i quali uno con brillante e tutto d’oro.

Lego alla di Lui figlia Teresa e mia pronipote per una volta tanto lire italiane cinquecento, oltre le lire mille già ad essa fatte sborsare a titolo di regalo all’epoca del suo matrimonio.




Lego al Professore Avvocato Cavaliere Mauriziano Signor Domenico Boccardo la mia caffettiera d’argento e zuccheriera pure d’argento ed il finimento completo del caffè con cabaret che ha servito al banchetto dell’ultimo Doge dell’era della Repubblica Ligure ed una tabacchiera d’argento.




Lego al mio amico Reverendo Padre Cademartori dei Preti di San Filippo Neri i miei due acquasantini che si trovano ai due lati del letto di mia camera grande mio San Giuseppe Sposo in argento, l’altro il presepio con guarnizione pure in argento ed il Bambino Gesù che vi trova sul trumò della camera che già apparteneva alla mia cara sorella e la mia tabacchiera d’argento perché si ricordi di me.




Lego al mio caro amico Commendatore Abate Boselli e all’Avvocato Cavaliere Paolo Chiappe una tabacchiera d’argento per ognuno.




Memoro di essere da molti anni Socio delle scuole infantili di Genova e di Chiavari lego per una volta lire italiane duecento per ciascuna a quelle due benefiche istituzioni.



10°


Lego pure una volta lire italiane quattrocento al mio caro e benemerito Istituto dei Sordo Muti di Genova dolentissimo di non potere fare di più, avuto riguardo che tutta la mia eredità va pure a sollievo di altri simili sventurati che sono finora affatto privi di istruzione.


Lego paramente per una volta sola lire italiane trecento al benemerito Istituto nascente per i ciechi.

Lego anche per una volta lire italiane cento ai due Pii ricoveri di mendicità di Genova e di Chiavari per ciascuno.

Lego per una volta lire italiane trecento alla domestica Giulia Paoma e tutta la biancheria di dosso che apparteneva alla mia cara sorella che ancora si troverà in mia casa.
Raccomando la suddetta domestica agli Amministratori del Pio Istituto di cui parlerò in appresso, nel caso la giudicassero capace di disimpegnare l’ufficio di cucineria nel medesimo Istituto.

Lego pure per una volta lire cento alla già mia domestica Caterina Patrona, alla stessa lego la pensione annua di lire italiane cento otto, che aggiunte alle lire annue duecentonovanta due lasciate ad essa da suo padrone da fu Professore Bontà, formano la somma annua di lire quattrocento oltre il vitto e l’alloggio nell’Istituto di cui mi appresso, prestando in esso i servigi che per l’età e sue capacità potrà fare.
Dichiaro però ora a cautela, che quando suddetta Patrona credesse di sua convenienza o per altri motivi di continuare a ritenere per sua abitazione anche dopo la morte della domestica Maria Daneri quella camera a nord del terzo appartamento stato loro lasciato in comune dal loro padrone, io la lascio in piena libertà di farlo, e di questo capo l’Istituto di cui mi appresso non sarà obbligato che a corrispondere alla Catterina Patrona l’annua pensione di sole lire due cento novanta due e dovrà dopo la morte della Maria Daneri lasciare a disposizione dell’Istituto tutti i siti superiori della casa fino al tetto i quali furono del Professore Bontà lasciati specificamente alla Maria Daneri, assieme alla metà del terzo appartamento che porge a mezzo giorno , affittato dalla stessa Daneri presentemente al capo maestro muratore Angelo Roma e trovandosi presentemente nei siti superiori della casa libri forensi ed altri oggetti di mia proprietà, avrà l’amministrazione del Pio Istituto, la cura di farli ritirare come pure tutti i quadri a olio di mia proprietà che presentemente si trovano dalla morte del Professore Bontà nella suddetta camera a nord, per venire collocati in altri siti dell’Istituto medesimo.



11°


Lego al Municipio di Genova attestato di riconoscenza per tutto ciò che ha fatto e farà in vantaggio del Regio Istituto Pei Sordomuti in questa città, e pei riguardi avuti pei miei parenti, tutti i miei quadri a olio esistenti nel mio appartamento di Genova, che riterranno di maggior pregio, e di sua convenienza, onde ne adorni le sale del Municipio dell’accademia sempre che egli crederà opportuno; in detti quadri non intendo comprendere quelli dei quali farò particolare disposizione col presente mio testamento.



12°


La tassa di successione cui andranno soggetti i legati descritti agli articoli quinto,sesto,settimo,ottavo,nono e decimo, del presente mio testamento sarà sopportata non dai legatari ma dalla mia eredità.



13°


Venendo all’istituzione di erede nomino ed istituisco per tale l’Opera Pia che intendo fondare nel modo seguente
La Sottoprefettura del circondario di Chiavari manca di un mezzo qualunque di istruzione pei Poveri Sordo Muti i quali perciò rimangono nella condizione piuttosto di animali bruti, che di esseri ragionevoli e volendo per quanto me lo concedono le forze del mio patrimonio provvedere a questi infelici, intendo e voglio che tutto quanto il mio reddito della mia eredità venga impiegato nella formazione e mantenimento di un Istituto per l’Educazione e l’Istruzione dei Sordo Muti dell’uno e dell’altro sesso.



14°


Destino la casa di mia abitazione posta in Chiavari via dei Fieschi al civico n.10 a scopo di ricovero e scuola.
In essa verranno raccolti otto individui Sordo Muti sia maschi che femmine e delle persone di civili condizione del circondario di Chiavari le quali non siano al caso di pagare una pensione
Ai ricoverati verrà provveduto gratuitamente tutto il necessario sia per l’istruzione che per il pel mantenimento
Credo che la casa suddetta sia convenientissima per l’uso del Ricovero e Scuola, essendo composta di tre grandi ed uguali appartamenti alti d’aria i quali mediante una scala facile a praticarsi Segreta si possono mettere in comunicazione fra loro, ma siccome il terzo appartamento trovandosi presentemente gravato di usufrutto alle due domestiche del fu Professore Bontà , perciò in questo anno stesso ho fatto unire a questa casa padronale altra mia casa posta in Via Entella, facendo ìn essa praticare due grandi salubri dormitori, oltre un grande terrazzo a livello del terzo appartamento, per cui una volta cessato questo usufrutto si potrebbe quell’appartamento destinare per la scuola e convitto delle femmine unitamente al terrazzo fatto ora appositamente inalzare
Trovandosi presentemente disponibili due grandi appartamenti, cioè il primo e il secondo con due vasti dormitori, con due entrate, due grandi scale, una a mezzogiorno ed altra a nord, oltre diversa stanza e cucina e altro terrazzo a livello del secondo appartamento per i maschi, io credo che possa essere presentemente più che sufficiente per potere aprire dopo mia morte la scuola e convitto di quel Pio Istituto.
Ma quando nel momento non potesse essere sufficiente, amministrazione potrà provvisoriamente prendere in affitto la metà del terzo appartamento a mezzogiorno stato legato in usufrutto alla domestica Maria Daneri e da essa presentemente affittato al capo maestro muratore Angelo Rocca .



15°


Potranno essere ammessi anche i Sordo Muti a pensione che sono al caso di pagarla e gli amministratori ne stabiliranno l’ammontare secondo l’occorrenza dei tempi.



16°


Il sopravanzo del mio reddito servirà a mantenere altri poveri Sordo Muti di condizione non civile, i maschi saranno messi in pensione presso onesti artigiani in un ricovero di beneficenza onde imparino un mestiere e le femmine in qualche ricovero o presso qualche donna di buona riputazione od onesta famiglia onde imparino lavori femminili e domestici.
Tutti questi sordomuti saranno mandati a scuola nello stabilimento.



17°


Sarà dal pari permesso a chiunque a mandare a scuola individui Sordo Muti poveri e non poveri vestiti convenientemente e a tutti sarà data gratuitamente l’istruzione opportuna.



18°


A direttori ed amministratori in perpetua dell’Opera Pia nomina il Presidente del Tribunale in sua vece il Pretore, il Procuratore del Re, il Sindaco della Città il Direttore interno dell’Istituto questi si intendono membri nati.
Nomino pure il Marchese il Cavaliere Luigi Marana, il Dottore Cavaliere Domenico Questa, il mio caro cugino Alessandro Botti, ed il Signore Francesco Saverio Copello, tutti residenti nella città di Chiavari.
Lascio di facoltà all’Amministrazione di nominare fra i membri della stessa il proprio Segretario, come del pari lascerò libera la medesima di nominare l’economo nella persona del Direttore dell’Istituto od in altra idonea persona di sua confidenza non nomino fra gli amministratori il Sotto Prefetto, perché una tale qualità gli è conferita di diritto dalla Legge.
A membri onorari e protettori nomino il Marchese Cavaliere Giorgio Doria Senatore del Regno, il Commendatore Avvocato Stefano Castagnola e Ministro di Agricoltura e Commercio e Deputato al Parlamento, ed il Cavaliere Michele Casaretto Deputato del Parlamento Nazionale e tutti i Consiglieri Provinciali della Riviera Orientale della Liguria.
A queste rispettabili persone proposte alla Direzione ed Amministrazione dell’Opera Pia, intendo conferire le più ampie facoltà salvo che non potranno addivenire alla alienazione dei beni se non nel caso di necessità constatata col manifesto vantaggio della Pia Fondazione.
In ogni caso vieto l’alienazione della tenuta di Rì in cui riposano le Ossa dei miei Cari ed Amati Fratelli Bontà.



19°


Per la nomina dell’Istitutore ed Istitutrice non che per le norme e governo dello Stabilimento domanderanno consigli ed istruzioni al mio antico e benevolo amico Abate Commendatore Borselli ed altri Direttori degli Stabilimenti Secondari sia per il governo economico che per la direzione scientifica.



20°


Ad Istitutore sarà nominato un Sacerdote che possa accudire ad un tempo all’istruzione civile e religiosa degli allievi.
Per quanto sia possibile spero che la prima nomina vada sopra un Sacerdote appartenente o che abbia appartenuto all’Ordine Benemerito del Calasanzio a cui apparteneva il primo Fondatore di questa scuola in Italia, ed anche per trovarmi io stesso aggregato a quell’ordine.
A questo Istituto oltre allo stipendio che le verrà assegnato dovranno corrispondersi lire italiane quattrocento sui frutti dell’eredità.
Egli avrà l’obbligo di celebrare nella Cappella dello Stabilimento tutti i giorni la Santa Messa , con fare la spiegazione del Santo Vangelo alla Domenica.
L’applicazione del Santo Sacrificio si farà come segue.
Alla Domenica per l’Anima Mia al Lunedì per i miei Genitori, al Martedì pel Professore Giuseppe Bontà, al Mercoledì per Suo Fratello Avvocato Giò Batta, al Giovedì per i miei due fratelli Giuseppe ed Alberto, al Venerdì per la mia Cara Sorella, al Sabato per tutti i miei zii e parenti e per tutti coloro pei quali sia per beneficiariamente che per qualunque altro motivo io fossi obbligato a ricordarmi di loro.



21°


Per la spesa di impianto e per soddisfare alla tassa di successione dovrà variare il reddito dei primi anni o non si procederà all’apertura dello Stabilimento se non quando siasi provveduto un fondo che basti a soddisfarvi.



22°


Rispetto alla tassa di successione incarico i Signori Amministratori di ricorrere al Parlamento al Consiglio Provinciale o quell’altra Autorità competente onde sia condonata, io spero che trattandosi di un’opera di tanto giovamento potrà ottenersi il chiesto favore in caso diverso si procederà come venne ordinato.



23°


Tutto quanto si troverà in mia casa di Genova dopo la mia morte, niente escluso sarà trasportato nella mia casa di Chiavari o di quella di Rì, per essere adattato e cambiato o venduto per acquisto di altri mobili ed oggetti necessari all’Istituto e l’argenteria che si troverà in mia casa in Genova ed in Chiavari, l’Amministrazione conserverà quella che crederà opportuna all’uso del convitto e l’altra sarà venduta , anche l’olio che si troverà in cantina per soddisfare alle spese di primo impianto che non saranno poche.
Riguardo alla mobiglia che si troverà nella mia casa di villeggiatura alla Madonnetta, sarà ivi tutta od una parte lasciata secondo che gli esecutori testamentari e gli amministratori crederanno opportuno affittarla con mobiglia o senza assieme ai due giardini fioriti, di grande preghiera per innaffiarli, se poi crederanno meglio affittarla smobigliata, in tal caso tutto quanto colà si troverà dovrà essere pure trasportato in Chiavari per l’uso che sopra indicato.
Tra i mobili suddetti intendo non siano compresi gli apparati ed arredi
Della Cappella perché questi niente escluso dovranno essere trasportati in Chiavari, onde uniti assieme a quelli esistenti per le due cappelle di poi scegliere poi a suo tempo quelli che saranno più adatti e convenienti per la cappella privata da da erigersi nel luogo da me già indicato al mio capo maestro muratore Gio Batta Lanata detto il campagnino di Chiavari o dove meglio l’amministrazione troverà più conveniente.



24°


Oltre i tre anniversari stabiliti nella cappella mortuaria di Rì, si celebreranno in perpetuo le tre festività del S.S. nome di Maria di San Giuseppe Sposo, e di San Giovanni Battista e nel modo da me già praticato per cui ne ottenni il permesso della Superiore Autorità Ecclesiastica del Regio esequatur.
A queste funzioni diverse al triduo mortuario stabilito dal fu Professor Bontà nella chiesa delle Suole Pie, come all’epoca della processione del Corpus Domini della Parrocchia di Rì che fà fermata nella cappella pubblica del mio palazzo per ivi dare la benedizione col venerabile, interverranno quel numero di sordomuti d ambo i sessi che il Superiore crederà conveniente per ricevere con essi all’entrata della Cappella la processione e accompagnarla fino alla Chiesa.



25°


Nella sala in cui dovrà farsi la scuola pubblica al secondo appartamento posto al nord che immette sul terrazzo, saranno collocati al di sopra delle lavagne da apporsi per uso dei Sordomuti tre busti in marmo che appositamente ho fatto eseguire dall’egregio scultore mio amico Cavaliere Giovanni Battista Cevasco, rappresentanti il primo il benemerito mio amatissimo zio Padre Ottavio Giovanni Battista Assarotti, Padre dei Sordomuti d’Italia, il secondo il Professor Cavalier ed Avvocato Giuseppe Bontà, ed il terzo il di lui fratello Cavalier Avvocato Giovanni Battista miei ottimi amici e benefattori e quando io non facessi prima, incarico i miei esecutori testamentari pel trasporto di questi tre busti e di pregare il predetto Cavalier Cevasco a voler egli stesso curare l’incasso, onde non si grattino nel trasporto da Genova a Chiavari, facendo anche egli stesso eseguire i tre sostegni di marmo che devonsi incastrare nel muro onde sorreggere i busti medesimi.
Nell’altra sala posta a mezzogiorno che potrà anche servire per le adunanze dell’Amministrazione saranno prima collocati i due quadri ad olio esistenti nel mio palazzo in Genova, il primo rappresentante il fu mio zio nell’atto di fare la scuola ai suoi cari Sordomuti fatto eseguire in Torino dall’Egregio pittore di S.M. Carlo Alberto Professor Cornaglia; ed il secondo rappresentante il Professore Cavaliere Bontà vestito in toga universitaria, fatto eseguire in Genova nell’Isituto dei Sordomuti dall’Egregio mio amico Signor Ferrari.
Gli altri quadri in fotografia rappresentanti i suddetti da me fatti eseguire in Genova saranno collocati nella sala degli esteri al primo appartamento e in quella delle alunne Sordomute unitamente ai cinque quadri lavorati coll’ago dalla mia cara sorella che si trovano nella mia camera grande da letto, compreso anche il quadro dove trovasi disegnato il cippo in marmo da me fatto eseguire dall’Egregio scultore Commendatore Varni ove essa riposa nel porticato inferiore n. 364 del Campo Santo di Staglieno portante detto disegno due treccie dei suoi capelli a ciò le medesime alunne imparino fin dove può giungere la pazienza e l’ingegno di una virtuosa donzella.



26°


Con aver risposto nel modo sopra detto a favore dei Sordomuti sono ben lontano dal farmi illusioni e dal credere che quanto io lascio sia per rispondere al bisogno ed al numero di quei disgraziati. Io ho fatto quanto ho potuto e farei di più se potessi, spero che avendo formato come un nucleo e posta la prima pietra di cosiffatto edificio non mancheranno i soccorsi dei diversi comuni dei Consigli Provinciali e dei particolari onde rendere sempre più adatto lo stabilimento ai bisogni di quel tratto di paese che io ho scelto di preferenza, perché i beni essendomi a me pervenuti dal Professore Bontà, ho creduto ben fatto dotarne la patria di Lui, che sotto un certo aspetto può dirsi anche la mia.
Spero che non mancheranno i protettori e qui presto il debito di fare mia doverosa dichiarazione a favore di S.E. il Ministro di Stato Conte Taro di Revel Senatore del Regno, il quale nei lunghi anni di mia dimora in Torino, come impiegato,ed anche in Genova nella qualità di Regio Commissario della Zecca, da Lui ottenutomi, io lo trovai e l’ebbi sempre in circostanze importantissime più padre che superiore. Per cui in questo atto Solenne della mia ultima volontà io sento il dovere di attestargliene la mia più sincera e rispettosa riconoscenza.
E siccome il di lui genitore Illustre Maresciallo, primo Governatore di Genova di sempre cara ricordanza, fu dai primi in quell’epoca, in quell’epoca a prendere sotto la sua alta protezione l’Istituto di Genova, perciò anche io nella benevolenza dell’Illustre e degno suo figlio avevo intenzione di pregarlo perché si degnasse accordare la sua protezione all’umile e nascente Istituto che io stabilisco nella città di Chiavari, ma la perdita irreparabile che ne ha fatto la nazione, toglie a me la soddisfazione ed al Pio Istituto l’onore il vantaggio di averlo suo protettore.



27°


Quando accadesse che l’Istituto da me fondato non potesse eseguirsi per qualsivoglia motivo, allora intendo e voglio che in luogo sia mio erede l’Istituto dei Sordomuti di Genova, e che il reddito della mia eredità si impieghi nel mantenimento nell’Istituto di Genova di altrettanti Sordomuti poveri di uno e dell’altro sesso fermo restando la distinzione fra i convittori e gli estranei mantenente la stessa Amministrazione rispetto alle autorità locali che allora saranno quelle di Genova.
E dato anche che queste disposizione non potesse sortire il suo effetto, allora vi sostituisco e nomino a miei eredi gli asili infantili di Genova e Chiavari per eguale porzione.



28°


Nomino i miei esecutori testamentari il mio Avvocato ed amico il Professor Cavaliere Domenico Boccardo, il mio amico Commendatore Abate Boselli Direttore del Reale Istituto dei Sordomuti di Genova, l’amico mio e della fu mia cara Sorella il Reverendo Gio Batta Cademartori dei Preti San Filippo Neri, il mio caro nipote Avvocato Antonio Assarotti e il mio Avvocato Cavaliere Paolo Chiappe Consigliere Provinciale.



29°


Incarico il mio nipote Avvocato Antonio Assarotti di riscuotere tutti i redditi dei miei beni in Genova, e pagare le imposizioni ed i legati e trasmettere all’Amministrazione in Chiavari il provento dei redditi.
Incarico il mio amico Avvocato Chiappe come quello che bene conosce distintamente essi i miei beni di dare tutte quelle indicazioni che fossero del caso, procurare che gli stessi non soffrano deteriorazioni , o restino disaffittati.
L’amministrazione dell’Opera Pia assegnerà a ciascuno di loro quell’onorario che sarà di ragione, avuto riguardo alle rispettive incombenze loro assegnate.
Quando però le occupazioni del mio nipote come Segretaro agli Archivi Governativi di Genova e le cure forensi dell’Avvocato Cavaliere Chiappe loro non permettesse di potersi anche per altri motivi occupare di queste incombenze l’Amministrazione provvederà.
Prego finalmente i miei due esecutori testamentari Reverendo Cademartori, e mio nipote Avvocato Antonio a volersi occupare dopo la mia morte del riordinamento e dell’incasso di tutte le carte riguardanti i miei beni stabili tanto di Genova che di Chiavari che si trovano con altre carte nell’armadio esistente in in sala, non chè di tutti i libri, e delle carte mie particolari, delle quali riterranno quelle che parrà loro doversi conservare stracciando le altre che giudicheranno inconcludenti.
Prego pure i medesimi a curarsi del trasporto di tutta la mobiglia esistente in detto mio appartamento, quando però gli esecutori testamentari e l’amministrazione non giudicassero meglio di venderla privatamente in Genova.
Dovrà dal pari essere trasportato in Chiavari l’antico quadro ad olio rappresentante N.S. dell’Orto collocato pure in sala, non che tutti i quadri ad olio che il Municipio di Genova non avrà creduto di sua convenienza di fare ritirare, e tutti gli altri quadri in stampa e quadretti che si troveranno in detto mio appartamento, come pure tutta la mia robba di dosso, abiti biancheria od altro per essere a suo tempo fatta adattare a quei sordomuti poveri che intervenissero alla scuola i cui parenti non fossero nel caso di farlo.
Il quadro suddetto rappresentante N.S. dell’Orto da farsi ristorare non che indorare la cornice, col bel Crocefisso di Maragliano esistente nella Cappella del Palazzo di Rì dovranno essere collocato all’Altare della Cappella da erigersi nella Cappella da erigersi nell’Istituto di Chiavari, come già ho manifestato anni sono a voce al suddetto mio amico Padre Cademartori e per cui caldamente lo prego a volere nelle sue solite gite in Chiavari prendere stanza nell’Istituto medesimo,per osservare anche il regolare andamento del medesimo e se la mia volontà sia stata come non subito eseguita.



30°


Memore di avere stabilito in Torino fino dal mille ottocento quarantasei prima nella Parrocchia di N.S. degli Angeli, poscia in quella di San Francesco di Paola, ove ho fatto collocare in un trono la venerata effigie di N.S. dell’Orto, che mi era stata favorita dall’ottima fu Professore Bontà l’annuale novena e festività con messa e vespri solenni, che cade il due Luglio e nonostante la mia lontananza da ventisei anni da quella città avendo sempre continuato a fare eseguire questa festività desidero altresì che dopo la mia morte l’Amministrazione del Pio Istituto voglia anche essa farla eseguire e faccia rimettere in ogni anno del mese di Giugno lire italiane cento cinque al Curato pro tempore, e ciò anche in attestato di affezione a quella illustre città di cui conservo cari e dolci memorie.



31°


Non avendo debiti da soddisfare devo però manifestare una passività che gravita sulla mia eredità da soddisfarsi dopo il mio decesso, ed imposta con Regio decreto ventisei Giugno mille ottocento cinquantatre così concepita La autorizzazione chiesta dalla Fabbriceria del Santuario di Nostra Signora dell’Orto in Chiavari non è accordata salvo per la concorrente della somma di Lire ventimila, dalla quale potrà essa privilegiarsi nel caso previsto dall’art. 51 del citato testamento del Professore Bontà per erogarlo esclusivamente nelle ivi enunciate opere d’arte, e di decorazione di quel Santuario
Onde poter mettere l’amministrazione del Pio Istituto nella condizione di far fornte a questa passività, autorizzo la suddetta amministrazione a vendere tutti i beni stabili nell’alta Polcevera cioè in Ceranesi e Gallaneto e nel luogo detto piano o Fontana del Poggio di mia proprietà.
Quando poi il ricavo di questa vendita non bastasse a far fronte alla somma delle lire ventimila, autorizzo l’amministrazione suddetta ad alienare uno o tutti i due primi appartamenti in ascendere di mia proprietà, delle due case in Genova poste nel vico San Bernardo al civico n. 34 e 35.



32°


Nel caso occorresse ricorrere a qualche legale per un parere, e sostenere cause, gli esecutori testamentari agli amministratori ricorreranno all’ottimo Professore Avvocato Domenico Boccardo, ben inteso col pagamento degli onorari che le competono, e questo intendo nonostante sia esecutore testamentario.
Il conosciuto interessamento che il Professore Avvocato Domenico Boccardo prende per tutte le opere di vera e cristiana carità mi rende sicuro che egli non vorrà venire meno nell’ultima preghiera che gli rivolge l’antico e benevolo suo cliente ed amico.



33°


Per procedere all’inventario nomino pei miei beni di Genova il Notaro Giovanni Ageno al quale consegnerò forse a cautela questo mio testamento.
Per i beni di Chiavari nomino il notaro mio cugino Cavaliere Sebastiano Botti. Essi potranno per loro maggiore facilità ricorrere ai due inventari stati fatti nel mille otto cento cinquanta due all’epoca della rimozione dei sigilli apposti dopo la morte del fu Professore Bontà, ad istanza dei suoi parenti, cioè quello fatto in Chiavari dal fu Notaro Paolo Bancalari il diciassette Febbraio e quello stato fatto in Genova dal fu Notaro Sigimbosco il sedici Marzo.
Dichiarando con mia soddisfazione di non aver ceduto, né alienato cosa alcuna appartenente a questa eredità, ma bensì rivendicato, redento,comprato,ricostrutto e migliorato tutti i beni stabili che mi sono pervenuti dalla predetta eredità, specialmente in questi ultimi dodici anni, cioè appresso ottenni dopo replicate istanze la giubilazione dalla carica di Direttore della Regia Zecca di Genova.



34°


Dichiaro di non voler pompe funebri né suono di campane che noiano i vivi e non giovano ai morti.
Intendo si faccia un modestissimo funerale e non più, colla celebrazione quel numero di messe che dagli miei esecutori testamentari sarà creduto conveniente per l’anima mia.



35°


Per dovere di coscienza e nell’interesse del Pio Istituto, prego gli amministratori ed esecutori miei testamentari a volere dopo la mia morte fare constatare se gli obblighi stati imposti dal testamento del fu Professor Cavalier Giuseppe Bontà ai restanti cinque legatari di usufrutto stati da esso favoriti, siano dai medesimi come di dovere osservati.



36°


Dichiaro per ultimo che dovranno tenersi come non scritti in questo mio testamento, quelle disposizioni o legati fatti a favore di quello mio parente che direttamente o indirettamente o in qualsiasi altro modo cercasse di impugnare le disposizioni in esso contenute.



Genova, 25 Agosto 1874


Gio Batta Assarotti